First Class – Il viaggio accanto ad un milionario che ti cambierà la vita, è il primo romanzo di Alfio Bardolla.

A differenza degli altri libri del business coach più famoso d’Italia, infatti, questo libro è in realtà un qualcosa di meno tecnico, meno improntato sulla formazione, e più sulla storia.

Bada bene, non sto dicendo che dall’oggi al domani Alfio si è trasformato in Stephen King, sia chiaro, quello che sto dicendo è che i concetti formativi che solitamente sono un po’ pesanti per un neofita, vengono trattati in maniera più romanzata, decisamente più piacevoli da leggere.

Il libro altro non parla che di un viaggio: due persone in maniera del tutto casuale si trovano l’una accanto all’altra in un viaggio dall’Italia all’America.

Da una parte, un giovane manager di una multinazionale che annaspa mese dopo mese per mantenere intatto quell’equilibrio precario tra lavoro, denaro e famiglia, e dall’altra un milionario (Alfio Bardolla) che è riuscito nel suo scopo, quello di ottenere l’indipendenza finanziaria.

I destini di queste due persone si incrociano casualmente in questo volo, volo che servirà a cambiare la vita del giovane manager.

Il concetto fondamentale su cui ruota il libro è il fatto che il manager, per quanto abbia un bello stipendio, corre nella così detta “ruota del criceto”.

Prima di tutto, il lavoro che sta facendo è per qualcun altro, e questo gli impedisce di gestirsi il tempo e le entrate a suo piacimento.

Ad esempio, il manager viene sempre sballottato tra i paesi dove si trovano i vari clienti dell’azienda per cui lavora, riuscendo a passare pochissimo tempo a casa con la moglie (ed un figlio in arrivo).

Inoltre, per quanto lo stipendio sia buono, il circolo in cui si è immesso (casa di proprietà, auto, mangiare fuori, etc.) lo costringerà ad essere “schiavo” della sua occupazione per tutta la vita.

Il concetto caro soprattutto ai nostri genitori e nonni di: andare a scuola, prendersi una laurea, trovare un lavoro sicuro; altro non è che la via più breve per la schiavitù perenne.

Il giovane manager infatti lamenta due problemi fondamentali, in relazione alla sua vita:

  • Non poter gestire il proprio tempo come preferisce, perdendo così ciò che di bello gli stava dando la vita, come il rapporto con la moglie;
  • Non aver abbastanza denaro da godersi la vita, potersi permettere qualche extra e avere una situazione economica ottimale.

Questi due problemi sono causati dal fatto di non aver alcun tipo di entrata, se non quella legata alla professione, unita a doppio nodo al proprio tempo.

Prova a pensarci: se domani smettessi di lavorare, per quanto riusciresti ad andare avanti?

Se fai il dipendente, puoi andare avanti per poco. Per quanto il tuo stipendio possa essere alto, esso è legato al tuo tempo.

Se smetti di dare tempo all’azienda, niente più stipendio e quindi povertà in arrivo a breve termine.

Questo è il paradigma sbagliato, che però tutti i dipendenti ritengono giusto.

Correlare il proprio tempo ad un’unica fonte di reddito è sciocco, per il semplice motivo che nel momento in cui il tempo si ferma (per un motivo qualsiasi, come la crisi o un licenziamento), il reddito viene a mancare.

Ecco che quindi nel libro viene designata qualche strategia per cominciare a rendersi indipendenti, ad esempio tramite la creazione di un business parallelo, magari basato sullo nuove tecnologie, oppure gli investimenti (immobiliari prima di tutto).

Non mi prolungo oltre per non spoilerarti il libro completo, che ti suggerisco di leggere in quanto molto veloce e scorrevole!

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